Qualche mese fa scrivevo:
Musica allegra quando si è tristi. E’ la solita regola per riempire giornate che dovrebbero esser salate.
Qui è tutto più blu quando il cielo diventa grigio. Ma perché non c’è e quindi non si vede. Occhi chiusi, sigillati, aperti, mascherati. E noi che continuiamo a camminare come automi e cercare di trovare di un motivo per cui andare avanti. E che non ci sia amore, perché quello serve davvero a poco.
Quando si soffre, si, allora non si vuol più amare. Io a volte desidero non amare. Ultimamente spesso. Alcune volte vorrei solo far stare male e non star male. La gente non si rende conto del mio dolore, nascosto. Perché il loro, messo al bando, è sempre più bello da vedere.
Le mie lacrime sono fango. E le vostre diamanti.
Chissà a cosa cazzo pensavo. Non scrivo più, questo mi strugge. Non riesco a svuotarmi, non riesco a prendere con calma un libro, non riesco ad amare il fruscio dei capelli, non riesco ad abituarmi a questa pelle che cambia. E adesso ho voglia di silenzio, sintonia. Poche parole. Di sguardi. Spiegare è troppo faticoso, richiede troppo tempo, troppo impegno. Ecco perché ho deciso che era meglio staccare. Perché da un po’ andava avanti così.
Le idee, per quanto belle possano essere, sono solo idee. Io le idee le uccido nel momento in cui faccio spazio a qualcosa di vero. E io, come sempre, apro le braccia senza riserva. Ma c’è chi, invece, ci costruisce castelli sopra. Castelli? vite. dolori. sorrisi. penne blù.
Sono felice? un secondo si e uno no. mi piace. adoro l’instabilità. mi fa tornare la voglia.
E io ho bisogno di volere.
E quello che pensavo un mese fa è sfumato. Forse non amo più, forse mi ero bloccata, forse mi ero persa. Forse ho trovato il mio motivo. Io.
Mi sento più leggera. Credo sia normale.
lo è tutto.