Leggo Apollinaire. Non mi fa bene, ovviamente. La poesia, generalmente, mi trascina in uno stato di languidità che ho sempre odiato.
Colpa mia.
Sono triste. Penso continuamente (ma dai!). Scatto e non lavoro.
Presto l’obiettivo ambito, spero.
Leggo Apollinaire. Non mi fa bene, ovviamente. La poesia, generalmente, mi trascina in uno stato di languidità che ho sempre odiato.
Colpa mia.
Sono triste. Penso continuamente (ma dai!). Scatto e non lavoro.
Presto l’obiettivo ambito, spero.
L’ho ritrovato. E’ solo un pezzettino di quello che scrivevi per me. Mi manchi.
“Cosa capisco
La sera guardo il cielo, sempre. Non vedo stelle né ombre, solo un grigio.
Vedo lo scorrere del tempo che neanche si avverte.
(Non sento il ticchettio della sveglia di cui ho bisogno, per capire che vivo.)
Immagino te seduta con gli occhiali e il caldo dell’estate che ti fruscia fra i capelli, dicendoti i nomi del mondo e le bellezze; Capisco che solo la strada è tra noi, e poi cos’è una strada?
Cos’è noi? Cos’è tutto ciò, il pensiero?
Io so solo che riesco a scrivere, a battere con dolcezza, a meravigliarmi e a sentirmi sempre incompleto.
E’ con te che vedo, che sento, che non ho bisogno di scrivere.
E’ con te che la vita è vita senza che ci sia la certezza.
Nel bacio rosso sento il sangue caldo e schizzante.
Roberto Salvaggio. “
E dopo una giornata di solitudine dentro una stanza è come un attacco di cuore.
Perchè ogni volta che torno a casa svuoto la borsa sopra il letto?
Non ha senso.
Scrivo da Ubuntu. Emesene accesso. Musica assente. Casse accese. Silenzio. Leggo Dracula e mi fa paura. Finalmente ho installato il dizionario ma in compenso non capisco una mazza di pacchetti e aggiornamenti. E’ solo un periodo di prova e quando, e se, un giorno capirò qualcosa allora lo installerò come si deve.
Devo sempre ringraziare lui che mi aiuta in tutto. E io mi incazzo e lui mi sopporta. Dunque.
Non scrivo da diversi giorni. Non prendo la macchina fotografica in mano. Leggo saltuariamente e ho ricominciato a lavorare a maglia. E tutti sanno o sapranno (?) che per me quando si comincia a lavorare a maglia è sempre un buon periodo. Distensione. Quanto meno riesco ancora a cavarmela in qualcosa…
Vorrei davvero darmi da fare e concludere qualcosa prima che inizi la scuola. E so già da ora che sarà un vero e proprio trauma. In questi giorni tengo lontano dal mio campo visivo qualunque cosa che possa farmi pensare a quel cazzo di posto con alunni professori bidelli banchi sedie al seguito. Bleah.
“Katya cosa stai facendo?”
“Niente”
“Lo so che non fai niente…”
“…”
“E’ proprio questo il problema”
“Ciao”
Quando abbiamo smesso di essere amici per diventare, invece, nemici? Quando abbiamo iniziato a farci male? Quando abbiamo iniziato a sbagliare?
Quando tu hai smesso di chiederti perché? E quando l’ho fatto io? Quando abbiamo iniziato a smettere di chiederci scusa? E quando cercavamo di rimanere integri spogliando il nostro amore?
Quando ho smesso di pensare a te? Quando non mi hai più pensato? Quando ti sei accorto di conoscermi talmente bene da potermi uccidere con una parola? E quante volte io te l’ho permesso, e viceversa?
E perché ancora mi emoziono ascoltando alcune canzoni che, invece, tu non ricordi? E come mai mi son fatta prendere da questo illogica insofferenza quando mi chiedevi un favore? Quante volte ci siamo chiusi gli occhi? E quante volte ce li siamo bendati per non veder che il buio?
Quando ci siamo abituati al nostro essere speciale da non vederlo più? Quando hai iniziato a pretendermi in quanto tua “cosa”? Quando hai smesso di sorridere davanti alle mie foto? E perché non sentivo più il sapore delle mie lacrime? Perché hai iniziato a paragonarmi? Perché non ci siamo più abbassati?
Perché abbiamo smesso di giocare? Quando abbiamo iniziato a non pensare?
Ci sono i sorrisi e le immagini sgranate. Cose che potresti dimenticare in fretta e invece non lo fai. Come vorrei starti addosso. Eppure non ci stai. Ci sono io che sorrido e tu che piangi, anche questa volta.
Il vaso s’è rotto. Io sono caduta. Tu stai male, ma sei ancora in piedi. E io che devo fare? devo guardare.
You all i need. Statti zitta, non cantare. Ma che gridi? dammi un bacio, amore.
E’ tardi devo andare a casa. Non c’andare, dormi con me. No, non posso. E sono stanca
Ma almeno un po’ ti manco?
Tu mi manchi tanto. Ma non ti trovo mai.